Kaiya
Nell'induismo e nel buddhismo il mandala rappresenta il cosmo: un centro attorno al quale tutto si dispone per cerchi concentrici, fino a una corona che chiude il perimetro. È una figura fatta per essere percorsa con lo sguardo, non colta in un istante. Kaiya porta quella geometria sul corpo. Il disegno è lo stesso su tutti i pezzi e cambia solo di scala: al centro una rosetta di petali minuti, poi corone che si allargano, infine otto punte che chiudono il perimetro.
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Un fiore da guardare a lungo
Nel buddhismo tibetano il mandala accompagna la meditazione: lo sguardo entra dal bordo e procede verso il centro, cerchio dopo cerchio. Il traforo di Kaiya funziona allo stesso modo. Da lontano è un fiore nero. Da vicino si apre in corone che si contengono l'una nell'altra, e il tempo che serve a percorrerlo fa parte dell'oggetto.
Angoli e petali
Nel disegno di Kaiya due linguaggi si alternano. Le corone interne sono floreali: petali arrotondati e fitti che si stringono verso il centro. Le punte esterne sono angolari, costruite da profili che rientrano su sé stessi come una greca. È il contrasto a tenere sveglio l'occhio. Si entra dal centro floreale e si esce dal bordo geometrico.
Contro la pelle o controluce
Un traforo così fitto cambia con quello che ha dietro. Sulla pelle il disegno si stacca netto. Controluce diventa una trama di luce, e sembra un altro pezzo. In ogni gioiello il mandala sovrasta il proprio supporto: sul bracciale galleggia sopra due anelli sottili, sull'anello sopra una fascia stretta, sulla collana pende da un cordino. È questa distanza a dargli profondità.
Ogni collezione Siño nasce a Milano: il disegno tridimensionale, la stampa, la scelta dei colori. Come nasce un gioiello stampato in 3D